Omelia – Messa del Mercoledì delle Ceneri

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Omelia – Messa del Mercoledì delle Ceneri

Messa del Mercoledì delle Ceneri
Omelia
Tortona. Cattedrale

È bello ritrovarsi insieme nella chiesa cattedrale, all’inizio del Tempo Quaresimale, nel giorno del Mercoledì delle Ceneri, ed è bella anche la presenza di numerosi ragazzi e ragazze. Sono molto contento che siate qui, vi saluto con tanto affetto, uno per uno, e vi abbraccio davvero di cuore. Prima di concludere l’omelia, avrò una parola un po’ speciale per voi.

 

Ieri notte, a mezzanotte, sono suonate le campane. Non so che se qualcuno le abbia sentite. Sono suonate qui in cattedrale e al santuario della Madonna della Guardia. Un suono strano, a mezzanotte, e mentre le ascoltavo, pensavo: «Che bello! È proprio un richiamo al fatto che sta iniziando un tempo importante dell’anno, sta iniziando la Quaresima». Le campane in questo senso, sono come una sveglia che dice: «Sveglia! Inizia un tempo bello, un tempo importante, un tempo prezioso. Sei chiamato a viverlo con consapevolezza con slancio». Mentre ascoltavo il suono delle nostre campane, formulavo un desiderio e insieme una speranza: che questo tempo di Quaresima non lo viviamo come un tempo di fatica, di pesantezza; un tempo nel quale siamo chiamati, in qualche modo, a sperimentare una certa sofferenza, un certo dolore; che questo tempo non lo viviamo come un tempo nel quale toglierci dei sensi di colpa dicendo: «Beh, qualcosa ho fatto durante la Quaresima, sono a posto con me stesso, sono tranquillo»; che ancora non lo viviamo come occasione per dare qualcosa al Signore, quasi a volergli dire: «Vedi come sono stato bravo? Ti ho dato qualcosa, ti ho offerto qualcosa, ho fatto qualcosa per te». Sarebbe un po’ triste se la nostra Quaresima fosse questa e, soprattutto, non sarebbe una Quaresima cristiana davvero bella e ricca di frutti.

La pagina del Vangelo ci ha parlato di digiuno, preghiera, elemosina. Ecco, se noi vivessimo il digiuno come una forma di pesantezza che sopportiamo, nonostante tutto; se lo vivessimo come il modo per sgravarci da un senso di colpa e dire: «Ho digiunato un po’, sono a posto con me stesso»; o se lo vivessimo per dire: «Signore, visto come sono bravo? Ho digiunato». E se vivessimo così quel po’ di preghiera in più che, forse, faremo durante questo tempo o quel po’ di elemosina in più, di carità in più, che, probabilmente, ciascuno di noi farà durante questo tempo… Se lo vivessimo così, non staremmo vivendo la Quaresima cristiana e, dunque, una Quaresima veramente bella.

 

In realtà ciò che costituisce il cuore di questo tempo che si chiama Quaresima è come riassunto in una parola che abbiamo ascoltato nella preghiera iniziale, dove si parla di combattimento contro lo spirito del male. Si tratta di vincere una tentazione dentro la quale ci porta lo spirito del male: di fare a meno del Signore. Si tratta di respingere la tentazione di essere autonomi dal Signore e dire: «Io faccio a meno di te, non mi interessa la tua presenza; sì, qualche volta magari ti ascolto, vengo a trovarti, ma non sei così decisivo per la mia vita. La mia vita la vivo in autonomia; poi, ogni tanto, mi ricordo di te». Questo è lo spirito del male, che siamo chiamati a combattere.

Allora, il digiuno è qualcosa di diverso, perché è affermare, rinunciando a qualche alimento, che è molto più importante la relazione col Signore. La preghiera è qualcosa di diverso: è affermare, dando tempo al Signore, che senza di Lui, la Sua presenza, non possiamo vivere. E l’elemosina è qualcosa di diverso: è affermare la gioia di poter vivere col suo stesso cuore e di rintracciare nel volto del fratello che mi è data di vivere.. Capite come cambia allora il Tempo Quaresimale? Il Tempo Quaresimale è un tempo propizio per riscoprire, vivere in un modo nuovo, approfondire la relazione di amore col Signore, per gustare come, con Lui, davvero, la vita è realmente piena e bella e senza di Lui, invece, è destinata allo smarrimento, alla nebbia, all’oscurità, al non sapere che cosa stiamo facendo e perché lo stiamo facendo. Questo è il Tempo di Quaresima: ritrovare la bellezza e la gioia di Dio, come il perno fondamentale della vita, come Colui che rischiara ogni oscurità dell’esistenza, come Colui che ci dà la luce, la luce per il cammino. Questa è la Quaresima!

Se abbiamo ricordato elemosina, preghiera e digiuno da vivere sotto questo punto di vista, allora, voglio in questo momento formulare una proposta. All’inizio della preghiera di ogni giorno, la Chiesa ci fa pregare così – è l’inizio della liturgia delle Ore – “Signore apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode”. In Quaresima perché non ci impegniamo a proclamare la lode di Dio sempre, cioè a ringraziare il Signore, davvero, a gioire perché il Signore è con noi, a lodarlo per i doni e per le grazie che continuamente ci fa, quelle che tocchiamo con mano e quelle che ci sembra di non vedere? A lodarlo quando la giornata è bella, luminosa e a lodarlo quando la giornata è brutta, piovosa e nebbiosa. A lodarlo quando viviamo una cosa che ci riempie il cuore e a lodarlo e a benedirlo anche quando viviamo un’esperienza di dolore e di sofferenza. A lodarlo e a gioire quando veniamo a Messa, quando ci fermiamo in preghiera, quando ci confessiamo, quando ascoltiamo la sua parola perché è un dono che Lui ci fa, bellissimo. A lodare, a benedire, a ringraziare il Signore sempre. In questo modo viviamo nella gioia la dipendenza dal Signore che è la nostra vita.

E così la Quaresima è veramente Quaresima: un tempo di grazia, un tempo bellissimo, un tempo da vivere con lo slancio del cuore. Non dimentichiamo: “La mia bocca proclami la tua lode”. Che questo tempo di Quaresima sia un tempo di lode! Che questo tempo di Quaresima sia un tempo di benedizione! Che questo tempo di Quaresima sia un tempo di ringraziamento! Che questo tempo di Quaresima non sia un tempo di lamento, un tempo di tristezza, un tempo di rammarico, un tempo di pesantezza! Sia questa la vera forma penitenziale che ci fa vivere la dipendenza d’amore dal Signore e la bellezza di essere da Lui amati e salvati, continuamente e ogni giorno.

 

Ragazzi e ragazze, adesso, vengo un attimo da voi. Durante il rito delle Ceneri sentirete una formula che verrà detta anche per ciascuno di voi. Vorrei, però, che voi in questo momento, preparandovi a ricevere le Ceneri, aveste in mente un’altra cosa. Questa mattina ho incontrato dei bambini più piccoli di voi, di una scuola materna della nostra città, e ho proposto a loro questo che propongo, adesso, a voi. Mi aiutate? Ripetete dopo di me la prima frase: “Ricordati che Gesù ti vuole bene”. Vogliamo dirlo? “Ricordati che Gesù ti vuole bene”. E poi l’altra frase, in risposta a questa: “Viva Gesù”. Io vorrei che oggi, ricevendo le Ceneri, fosse questo che voi ascoltate dentro di voi: “Ricordati che Gesù ti vuole bene”. E voi rispondeste: “Viva Gesù”. Vorrei che questo fosse per voi oggi il Mercoledì delle Ceneri e che questa parola vi accompagnasse per il tempo della Quaresima. Diciamolo ancora: “Ricordati che Gesù ti vuole bene”. Voi rispondete: “Viva Gesù”. “Ricordati che Gesù ti vuole bene”. “Viva Gesù”.

 

Ecco quello che hanno detto i nostri ragazzi. Chiediamo la grazia che possa essere anche la nostra esperienza del tempo quaresimale, perché questo è il cuore: ricordarci che Gesù ci vuole bene, ci ama, è il tutto della nostra vita. E poter dire, con la nostra lode, con la nostra gioia, con la nostra gratitudine, proprio così: Viva Gesù! Che questa sia la grazia della Quaresima di quest’anno.

Trascrizione