Lectio Divina – Salmo 92 (traccia)

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Lectio Divina – Salmo 92 (traccia)

Lectio Divina – Salmo 92 (traccia)

I salmi della misericordia

Salmo 92
Istituto Ravasco, 1 aprile 2016

 

Sguardo d’insieme
A questo salmo, che risuona come il canto dell’uomo giusto a Dio creatore, la tradizione ebraica riserva una collocazione particolare: il titoletto, infatti, lo presenta come un salmo destinato al giorno del sabato. E’ quindi l’inno che si eleva a Dio quando, al tramonto del sole del venerdì, si entra nella giornata santa della preghiera, della contemplazione, del riposo.
E’ un filone di preghiera che sembra non interrompersi mai. L’amore di Dio deve essere esaltato al mattino, quando inizia la giornata, ma anche durante il giorno e lungo lo scorrere delle ore notturne: “annunciare al mattino il tuo amore, la tua fedeltà lungo la notte” (v. 3).
Al centro del salmo si erge solenne e grandiosa la figura del Dio altissimo ed eccelso ( i due termini usati per identificare il volto di Dio). Attorno a Dio si delinea un mondo armonico e pacificato. Davanti a lui è collocata la persona del giusto che, secondo una concezione cara all’Antico Testamento, viene colmato di benessere e di gioia come conseguenza della sua vita onesta. Si tratta della cosiddetta teoria della retribuzione che già con Giobbe sarà messa in seria questione: l’enigma della sofferenza umana può essere considerato solo nella prospettiva dell’eternità.

Lo sviluppo del Salmo

  • Tutto il salmo è costituito da un intenso appello alla lode, al gioioso canto di ringraziamento, alla festosità della musica, scandita dalle dieci corde, dall’arpa e dalla cetra. L’amore e la fedeltà del Signore devono essere celebrati attraverso il canto liturgico. La preghiera si fa canto e musica.
    Sant’Agostino, commentando il salmo: “Che significa, fratelli, inneggiare col salterio? Il salterio è lo strumento musicale munito di corde. Il nostro salterio è il nostro operare. Chiunque con le mani compie opere buone inneggia a Dio con il salterio. Chiunque confessa con la bocca, canta a Dio. Canta con la bocca! Salmeggia con le opere! Ma allora chi sono coloro che cantano? Coloro che compiono il bene in letizia. Il canto infatti è segno di allegrezza. Che cosa dice l’Apostolo? ‘ Dio ama chi dona con letizia’. Qualunque cosa tu faccia, falla con letizia. Allora fai il bene e lo fai bene. Se invece operi con tristezza, sia pure che per tuo mezzo si faccia del bene, non sei tu a farlo: reggi il salterio, non canti”.
  • Dopo questo appello il salmo propone quasi due ritratti: il profilo dell’empio e quello del giusto.
    La figura dell’empio è delineata con un’immagine vegetale: “se i malvagi spuntano come l’erba e fioriscono tutti i malfattori” (v. 8). Ma questa fioritura è destinata a inaridirsi e scomparire. Il salmista, infatti, moltiplica i termini che indicano distruzione: “eterna rovina, periranno, saranno dispersi”.
    Alla radice di questo esito catastrofico c’è il male che abita la mente e il cuore del peccatore. “l’uomo insensato non li conosce e lo stolto non li capisce” (v. 7): i pensieri del Signore eccelso. L’empio è incapace di penetrare nel senso delle cose: il male rende ciechi.
    La figura del giusto è tratteggiata come un dipinto vasto e denso di colori. Anche in questo caso si ricorre a un’immagine vegetale: “il giusto fiorirà come palma, crescerà come cedro del Libano”. Non vi è la dimensione effimera, ma la solidità. E, inoltre, il giusto è piantato “nella casa del Signore” (la stabilità del tempio). Il giusto conosce i misteri della vita: il bene rende capaci di vedere.
  • La tradizione cristiana giocherà anche sul duplice significato della parola greca “phoinix”, usata per tradurre il termine ebraico “palma”. Questo termine greco significa anche “fenice”, che nell’antichità era simbolo di immortalità perché si immaginava che quell’uccello rinascesse dalle sue ceneri. Il cristiano fa un’esperienza simile, in virtù della partecipazione alla morte e risurrezione di Gesù.
  • C’è anche un’altra immagine per rappresentare il giusto, ed è tratta dal regno animale. “Tu mi doni la forza di un bufalo, mi hai cosparso di olio splendente” (v. 11). Il dono della potenza divina fa trionfare e dà sicurezza. Inoltre l’olio dona energia e benedizione protettrice. Si vede in tal modo come il salmo sia un inno pieno di ottimismo, di speranza per la fiducia che si ha in Dio, sorgente di serenità e pace anche quando sembra che l’empio abbia la meglio.
  • “Mi hai cosparso di olio splendente”. Origene commenta: “La nostra vecchiaia ha bisogno di olio. Come quando i nostri corpi sono stanchi, non si rinfrancano che ungendoli d’olio, come la fiammella della lucerna si estingue se non vi aggiungi olio: così anche la fiammella della vecchiaia ha bisogno, per crescere, dell’olio della misericordi di Dio. Del resto, anche gli apostoli salgono sul monte dell’Uliveto per ricevere luce dell’olio del Signore, poiché erano stanchi e le loro lucerne avevano bisogno dell’olio del Signore. Perciò preghiamo il Signore perché la nostra vecchiaia, e ogni nostra fatica, e tutte le nostre tenebre siano illuminate dall’olio del Signore”.
    La misericordia di Dio è come olio che rigenera la vita dell’uomo: nella vecchiaia, nelle fatiche, nelle tenebre: “Nella vecchiaia daranno ancora frutti, saranno verdi e rigogliosi, per annunciare quanto è retto il Signore, mia roccia: in lui non c’è malvagità”. La dimensione dell’annuncio (Vai e annuncia la misericordia che il Signore ti ha fatto).

Il riflesso nella vita

  1. “E’ bello…”. La bellezza della preghiera e del rimanere con Dio.
  2. “Perché mi dai gioia con le tue meraviglie”: la gioia nel vedere le grandi opere di Dio. La gioia per la misericordia.
  3. Il male non fa paura: è visto dal punto di vista di Dio. Vi è uno sguardo di compassione sul malvagio.
  4. Le ragioni della speranza: il futuro che si avvicina.