Meditazione – Dio ricco di misericordia (3)

Home / Meditazioni / Meditazione – Dio ricco di misericordia (3)

Meditazione – Dio ricco di misericordia (3)

Meditazione – Dio ricco di misericordia (3)

La misericordia di Dio nell’Antico Testamento

 

Il tema della misericordia di Dio attraversa per intero l’Antico Testamento, dando vita a una lunga e ricca storia. Quando ci si addentra in questa storia se ne rimane affascinati, e risplende ancora più pienamente la bellezza della misericordia che ci è stata rivelata in Cristo, il Figlio di Dio salvatore.

D’altra parte, è bene non dimenticare che il Signore Gesù, rivelando compiutamente il volto misericordioso di Dio per il tramite di fatti e parole, si rivolgeva a un popolo che della misericordia aveva fatto esperienza, sia a livello personale e spirituale, sia a livello comunitario e sociale.

Consideriamo brevemente l’esperienza della misericordia fatta da Israele a livello comunitario e sociale. Israele è il popolo dell’alleanza con Dio, un’alleanza che in molte occasioni, nel corso della storia, infrange. Ogni volta che prende coscienza di aver tradito il patto con Dio, Israele si richiama alla misericordia di Dio e a essa si appella. Di questo abbiamo testimonianza in numerosissime pagine dell’Antico Testamento. Si pensi, ad esempio, al profeta Michea: “Quale dio è come te, che toglie l’iniquità e perdona il peccato al resto della sua eredità? Egli non serba per sempre la sua ira, ma si compiace di manifestare il suo amore. Egli tornerà ad avere pietà di noi, calpesterà le nostre colpe. Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati” (7, 18-19).

Si pensi, anche, al profeta Isaia: “Su, venite e discutiamo – dice il Signore. Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana” (1, 18).
E’ interessante notare, al riguardo, che i profeti mettono in relazione la misericordia con l’amore di Dio. Dio ama Israele con un amore di predilezione simile all’amore sponsale e, per questo, perdona le sue colpe, anche quando queste si configurano come grave infedeltà e ripetuto tradimento. In tal modo, nella predicazione profetica la misericordia prende il significato di una “speciale potenza dell’amore, che prevale sul peccato e sull’infedeltà del popolo eletto” (Dives in misericordia, 4).

Consideriamo, ora, sempre brevemente, l’esperienza della misericordia fatta da Israele a livello personale e spirituale. Qui la misericordia di Dio diventa l’incontro dei singoli, che versano in stato di colpa o subiscono la sofferenza e la sventura, con l’amore di Dio che risolleva e dona nuova speranza di vita. “Sia il male fisico che il male morale, o peccato, fanno sì che i figli e le figlie di Israele si rivolgano al Signore con un appello alla sua misericordia” (Dives in misericordia, 4).

Si pensi, ad esempio, a Davide all’indomani del censimento: “Ma dopo che ebbe contato il popolo, il cuore di Davide gli fece sentire il rimorso ed egli disse al Signore: «Ho peccato molto per quanto ho fatto; ti prego, Signore, togli la colpa dal tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza” (2 Samuele 24, 10). Si pensi, anche, alla regina Ester, in un tempo di gravissimo pericolo per la sopravvivenza del suo popolo: “Mio Signore, nostro Re, tu sei l’unico! Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso all’infuori di te, perché un grande pericolo mi sovrasta” (Ester 4, 17k).

All’origine di questo convincimento molto radicato, a livello personale e a livello comunitario, sta la fondamentale e duplice esperienza che Israele ha vissuto al tempo dell’Esodo. Anzitutto, quella della liberazione dalla schiavitù dell’Egitto, quando Dio osservò la miseria del suo popolo, ne ascoltò il grido e lo liberò dalle mani degli Egiziani. In secondo luogo, quella del perdono dal grande peccato, consumato con l’innalzamento del vitello d’oro alle pendici del Sinai. In quella drammatica circostanza, Dio si rivelò come “il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà” (34, 6).

Alla luce di quanto ricordato, si può capire il motivo per cui i salmi, quando intendono cantare le lodi del Signore, si riferiscano soprattutto al “Dio dell’amore, della tenerezza, della misericordia e della fedeltà” (Dives in misericordia, 4). Si pensi, ad esempio, al Salmo 103: “Benedici il Signore, anima mia […] Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce le tue infermità. Salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e di misericordia” (1. 3-4). Ne consegue che la misericordia non riguarda solo il mistero del volto di Dio, ma viene a caratterizzare anche la vita di tutto un popolo. Anzi, diviene il contenuto della preghiera personale, ciò che anima la vita interiore e il dialogo individuale e comunitario con il Signore.

Da ultimo, e come approdo di questa multiforme esperienza di Dio, Israele arriva a contrapporre, in certo qual modo, la misericordia alla giustizia divina, in quanto più potente e più profonda. La misericordia si rivela più grande perché primaria e fondamentale, capace di condizionare la giustizia che si pone al servizio dell’amore. In ragione di questo, salmisti e profeti cominciarono a usare il termine “giustizia” per identificare la salvezza realizzata da Dio, per illustrare l’opera della Sua misericordia.

In tal modo, è aperta la via alla pienezza della Rivelazione, quando in Cristo Redentore il volto misericordioso di Dio si renderà presente e visibile in tutto il suo splendore. Ricordiamo al riguardo sant’Agostino: “Poteva esserci misericordia verso di noi infelici maggiore di quella che indusse il Creatore del cielo a scendere dal cielo e il Creatore della terra a rivestirsi di un corpo mortale? Egli che nell’eternità rimane uguale al Padre si è fatto uguale a noi nella natura mortale. Quella stessa misericordia indusse il Signore del mondo a rivestirsi della natura di servo” (Sermone 207, 1).

(testo di riflessione mensile per l’Apostolato della preghiera)