“Voi stessi date loro da mangiare”. Con queste parola Gesù si rivolge ai discepoli, preoccupati per la grande folla che, sul far della sera, si trova lontana da casa e ancora da sfamare. L’invio di Gesù attraversa i secoli ed è stato raccolto con prontezza, gioia e generosità anche eroica da coloro che si sono fatti collaboratori nel donare l’unico pane che è capace di sfamare il cuore dell’uomo.
Leggiamo la testimonianza di un medico tedesco, a proposito della propria esperienza, vissuta in un lager sovietico: “Ogni mattina, verso le quattro, veniva celebrata la Santa Messa e distribuita la Comunione. Dal gruppo che pregava, si staccava un minatore, vestito con la tuta come gli altri e si avvicinava all’altare improvvisato (a duecento metri sotto terra). Era il sacerdote. Poi dalla folla si staccava un altro: l’inserviente. Sull’altare improvvisato comparivano un minuscolo calice e un sottilissimo messale. L’inserviente tirava fuori dalla tasca un piccolo campanello. Il calice d’argento era alto circa sette centimetri e largo quattro, opera degli stessi minatori. Durante la Santa Messa numerosi si accostavano alla Comunione. Durante la Pasqua ben quattrocento hanno potuto ricevere la Comunione. Ai minatori veniva consegnata nel modo convenuto una scatola di sigarette in cui, sotto la prima fila di sigarette, si trovava il Santissimo avvolto in un pezzettino di candido lino”.
