Ascoltiamo la parola di Dio dal libro del profeta Amos: “Io detesto, respingo le vostre feste solenni e non gradisco le vostre riunioni sacre; anche se voi mi offrite olocausti, io non gradisco le vostre offerte, e le vittime grasse come pacificazione io non le guardo. Lontano da me il frastuono dei vostri canti: il suono delle vostre arpe non posso sentirlo! Piuttosto come le acque scorra il diritto e la giustizia come un torrente perenne”. Per mezzo del profeta la parola di Dio risuona forte e chiara in mezzo a un popolo che ha abbandonato la via diritta. Il culto è osservato, ma al culto non segue una vita conforme alla volontà di Dio. La separazione tra culto e vita è la grande tentazione di sempre. Questo non significa che si debba omettere il culto e che gli atti di culto non siano importanti. Non è questo il senso del richiamo del profeta Amos. Agli atti di culto, però, se vissuti nella loro intrinseca verità, deve seguire una vita di adesione a quel Dio a cui ci si rivolge con la parola e con il canto. Il culto conserva il suo autentico significato nella misura in cui la stessa vita diventa atto di culto a Dio, perché tutta protesa a vivere in conformità alla Sua parola, che si compendia nel grande comandamento dell’amore.
La parola del giorno “respingo le vostre feste solenni…”
