Lourdes. Grotta di Massabielle, giovedì 30 luglio 2026
Essere qui nella grotta di Lourdes è sempre una grandissima emozione. Lo è per me personalmente. Certamente, non è la prima volta che mi trovo qui a celebrare l’Eucaristia, ma ogni volta, in fondo, è come se fosse la prima. Sono certo che lo stesso vale per tutti e per ciascuno di voi: questo è un momento di grande emozione e di fede. Ieri sera, proprio qui alla grotta, un sacerdote mi diceva: «Certo la grotta incolla proprio a sé; non si riesce a staccarsi da questa grotta, ad allontanarsi da questa grotta». E questo perché? Perché qui il cielo ha toccato la terra e quando il cielo tocca la terra, la terra non può far altro che provare un grande desiderio, nostalgia e gioia per il cielo.
È questo il motivo per cui, quando si arriva alla grotta, si prova una grande gioia, ed è questo il motivo per cui è difficile prendere le distanze da questa grotta, perché qui il cielo ha toccato la terra e tutti quanti noi abbiamo un grande desiderio di cielo; però ci domandiamo: andando via da questa grotta, per noi il cielo non tocca più la terra? Allontanandoci da questa grotta, come avverrà per tutti noi, in questi giorni, non potremo più fare l’esperienza, così bella, della terra, la nostra terra, la terra della nostra vita, che viene abbracciata e baciata dal cielo?
Oggi, siamo qui per chiedere alla Madonna uno sguardo più penetrante, di fede e per accorgerci che, in verità, la grotta può accompagnare ogni giorno della nostra vita; accorgerci che non c’è luogo, non c’è situazione, non c’è esperienza di vita nella quale il cielo non possa toccare la terra. Quando celebriamo l’Eucaristia, il cielo tocca la terra in un modo unico e lì, davvero, facciamo questa splendida esperienza di gioia per un Signore che viene tra di noi, in mezzo a noi.
Quando celebriamo i sacramenti, il cielo tocca la terra; quando ascoltiamo la parola di Dio, ci soffermiamo su di essa, il cielo tocca la terra e quando incontriamo i nostri fratelli – soprattutto più poveri, bisognosi, malati, anziani – anche lì il cielo tocca la terra, perché il Signore si rende presente in mezzo a noi.
Forse, abbiamo bisogno di avere occhi più limpidi per accorgerci che non soltanto qui il cielo ha toccato la terra, ma da quando il Signore è venuto in mezzo a noi, ormai il cielo sempre tocca la terra e la grotta di Lourdes può essere la nostra dimora abituale, perché Egli è con noi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo. E quella gioia che proviamo qui, la possiamo provare in ogni attimo della vita. Quel desiderio che proviamo qui, lo possiamo provare in ogni istante della vita. Quella nostalgia che proviamo qui, ci può accompagnare in ogni passaggio della vita, perché il cielo è sempre intrecciato con la nostra terra. Dio è sempre intrecciato con la nostra vita: è questa la notizia più grande, più bella, più affascinante che qui riascoltiamo e che siamo chiamati a portare con noi nella quotidianità dell’esistenza.
Potrebbe sorgere un interrogativo: nella vita di ciascuno di noi, però, ci sono momenti faticosi, difficili, passaggi oscuri, ostacoli complessi, nei quali ci sembra che il cielo si vada oscurando ai nostri occhi. Dov’è il cielo in quel momento? Possiamo dire in quel momento che la terra è toccata dal cielo? Ebbene, lo possiamo dire!
Ultimamente, diverse volte, ho avuto modo di ricordare le belle parole rilasciate in un’intervista da un sacerdote di cui, certamente, tutti ricordiamo il nome, don Oreste Benzi. In questa intervista faceva memoria di quando era bambino. La mamma era casalinga e le piaceva molto lavorare al telaio e lui, bambino, si metteva ai suoi piedi e la guardava mentre lavorava; il suo punto di vista, però, era un po’ particolare, perché dal basso rivolgeva lo sguardo verso l’alto e si incontrava con il telaio rovesciato e per questo i suoi occhi vedevano fili disordinati, nodi incomprensibili, un disordine che non comprendeva. Allora, mentre la mamma lavorava, le chiedeva: «Mamma che cosa fai?» E la mamma gli rispondeva così: «Non ti preoccupare. Vedrai, vedrai!». Arrivava poi il momento in cui la mamma, terminato il suo lavoro, girava il telaio e il piccolo Oreste rimaneva stupefatto, perché quel groviglio di fili incomprensibili diventava un ricamo bellissimo e splendido.
Questo ricordo lo avrebbe accompagnato per tutta la vita e lo avrebbe aiutato a capire come anche i momenti faticosi, difficili, gli ostacoli, le oscurità, in realtà, nascondono lo stesso progetto di amore con il quale il Signore accompagna ogni passo della vita.
Noi, spesso, non ce ne accorgiamo e in alcuni momenti ci sembra che il cielo si oscuri sulla terra che è la nostra vita, ma, in verità, anche lì, il cielo sta operando in mezzo a noi, il cielo sta operando per noi, perché non c’è nulla che sfugga al controllo d’amore di Dio, che è provvidenza infinita. Dunque, il cielo sulla terra rimane sempre! Come cambia la vita quando questo diventa il nostro sguardo. Quello sguardo che sempre ci fa dire: «Il Signore è con noi; il Signore è per noi. Il suo cielo non abbandona mai la terra della nostra e della mia vita».
Oggi abbiamo ascoltato una pagina del profeta Geremia, nella quale c’è stata presentata un’immagine molto suggestiva, quella di un vasaio che modella il vaso che ha tra le mani. È un’immagine che può riassumere questa grande verità: quel vaso siamo noi, le mani del vasaio sono le mani di Dio e quando noi siamo nelle mani del vasaio, siamo davvero in buone mani, come amava dire il santo Papa Giovanni XXIII. Questa è la nostra vita, quando abbiamo la grazia di guardarla con fede; questa è la nostra vita, quando abbiamo la grazia di osservarla dal punto di vista di Dio: un vaso che è nelle mani innamorate di Dio. Sempre!
Ecco perché la cifra fondamentale della nostra esistenza, della nostra esistenza di fede, è la gioia profonda del cuore, perché è la gioia per un amore che non ci abbandona mai, è la gioia per un amore che dà senso a tutto nella nostra vita, è la gioia per un amore che mai si scorda di noi e segna sempre di sé, istante dopo istante, il nostro cammino.
Allora, allontanandoci in queste prossime ore dalla grotta di Lourdes, che ci parla di un cielo che tocca la terra, non dimentichiamolo: il cielo che tocca la terra è ogni istante della nostra vita.
Dio, che intreccia la sua storia di amore con noi, è quel Dio che ci accompagna, in ogni attimo, senza stancarsi mai. E la gioia, quella vera, che discende da questo sguardo di fede e dall’amore di Dio, rimanga sempre con tutti e con ciascuno di noi.
+ Guido Marini
Vescovo di Tortona
Trascrizione da registrazione audio
