Omelia – S. Messa nella solennità del Corpus Domini

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Omelia – S. Messa nella solennità del Corpus Domini

Omelia – S. Messa nella solennità del Corpus Domini

Tortona. Cattedrale, domenica 7 giugno 2026

 

In questa giornata domenicale così bella, bella perché celebriamo la solennità del Corpus Domini, bella perché bella anche dal punto di vista meteorologico e bella perché siamo qui riuniti, da tutte le parrocchie della città, per vivere insieme il Corpus Domini, mi permetto di sottolineare anche un altro elemento di bellezza. La bellezza è data da questi bambini, che saluto con grande affetto.

Grazie perché siete qui, voi, i tanti ragazzi e bambini che ho visto in mezzo all’assemblea e i ragazzi e le ragazze che sono qui all’altare, a compiere il loro servizio! Siete la nostra gioia e vogliamo dirvelo in questo momento con tutto il cuore.

Vedete, oggi, richiamando parole bellissime usate da san Tommaso d’Aquino, un grande religioso e teologo, affermiamo che “l’Eucaristia è la più grande delle meraviglie che Gesù ha operato per noi” perché, attraverso l’Eucaristia, ha voluto rimanere proprio in mezzo a noi, vicino, vicino, alla nostra vita. Allora, carissimi bambini e bambine, ragazzi e ragazze, adesso ripetete dopo di me queste parole, le ripeteremo per tre volte, prima io poi voi, prima io poi voi, ma seguite il mio tono che sarà in crescendo: “Grazie Signore Gesù!”.

Adesso un po’ più alto: “Grazie Signore Gesù!”. E adesso ancora più alto: “Grazie Signore Gesù!”.

Ecco oggi è proprio importante che diciamo “Grazie Signore Gesù!” per questa opera, che è la più grande, la più bella, la più straordinaria che Egli ha compiuto per noi: il voler rimanere in mezzo a noi, Lui risorto vivo con il suo corpo e con il suo sangue.

Oggi è anche una festa di famiglia, perché è la Chiesa – e noi la rappresentiamo – che si raccoglie attorno al Signore e, allora, in un momento di famiglia sono consentite anche alcune aperture del cuore e confidenze e, oggi, desidero farne una.

Fin da ragazzo – avevo 15-16 anni, quando ho avvertito in modo nuovo l’esperienza della fede e la presenza del Signore nella mia vita – ho da subito sentito la bellezza dell’Eucaristia e la gioia di sapere che il Signore lì è presente, per essere con noi vicino a noi sempre e l’amore per l’Eucaristia ha caratterizzato la mia vita di ragazzo cristiano, poi la mia vita di ragazzo in ricerca vocazionale, la mia vita di seminarista, poi di sacerdote e oggi di vescovo. Devo dire che non ci sarei dal punto di vista della fede, se io in quegli anni della giovinezza non fossi rimasto affascinato dall’Eucaristia. Ricordo quando, ancora liceale, non vedevo l’ora di poter entrare in una chiesa e di potermi fermare lì, davanti a Gesù nel tabernacolo, per dirgli le cose che mi stavano a cuore per cercare di ascoltarne la voce per mettere nel suo cuore i miei problemi, le mie fatiche, ma anche i miei desideri e le mie speranze e, ogni giorno, sapevo che potevo andare lì, davanti a Lui e trovare l’amico vero della vita. Nel tempo, poi, ho appreso che sarebbe stato bello poter, ogni giorno, trascorrere almeno un’ora in silenzio davanti a Gesù e, ormai da tanti anni, cerco di farlo, non perché sia bravo – non lo sono affatto – ma perché ne ho bisogno. Ho bisogno di stare lì in silenzio, senza nulla in mano, pensando semplicemente che io sono lì e Lui è lì, che Lui c’è mi guarda, ha cuore la mia vita e mi ama. Io posso aprirgli il cuore e la vita dicendogli tutto quello che porto dentro. Certo, non sempre è facile perché anche il vescovo vive dei momenti faticosi e, allora, a volte, la tentazione è di lasciarsi prendere da altri pensieri, pur essendo lì davanti al Signore, di alzarsi e andare via, dicendo che c’è qualcosa di più importante da fare. Eppure, se non sempre è facile, quel tempo è un tempo sempre felice, perché ci siamo Lui e io e questo riempie il cuore.

 

Da vescovo ci sono tre aspetti che, generalmente, caratterizzano questa mia sosta prolungata davanti a Gesù. Il primo è che stare davanti a Lui per me significa, ogni volta, ritrovare il cuore della fede che è l’incontro vivo con Lui vivo, una relazione di amore che accompagna e coinvolge tutta la vita. A volte, sapete, anche un vescovo è tentato di smarrire questo cuore, questo centro della fede, ma star lì davanti a Gesù, ogni volta, me lo fa ritrovare e rigustare. Poi, stando davanti al Signore, capisco che sono membro di una grande famiglia che gli appartiene, che è la Chiesa, e che è bello volersi bene, essere uniti, camminare tutti insieme, collaborare, stimarsi a vicenda, a volte perdonarsi e sentire che c’è una famiglia splendida, alla quale si appartiene e che non è soltanto composta da coloro che, adesso, stanno compiendo il loro pellegrinaggio terreno, ma è molto più ampia, perché va e si inabissa nel paradiso, dove tante persone sono già arrivate, ma sono in comunione con noi.

Anche un vescovo, a volte, può perdere di vista la bellezza di questa comunione, essere tentato da sentimenti di divisione, discordia, inimicizia, poca stima; stando lì davanti a Gesù tutto questo è superato, nel riprendere in mano la bellezza e la dolcezza di essere in comunione con una grande famiglia. E, poi, ancora lì, davanti a Gesù, avverto la passione per l’annuncio del Vangelo, perché quel Signore che dà tanta gioia a me, non posso immaginare che altri non lo abbiano incontrato, non lo incontrino, non possano sperimentare la bellezza di trovare Lui che è il Salvatore.

Sapete, anche un vescovo, a volte, può essere preso dalla paura, dallo scoraggiamento, dal ripiegamento, perdendo di vista quel mondo che attende la parola del Signore e la sua presenza, ma lì, davanti a Gesù, ritorna l’ardore del cuore, il fuoco interiore, l’entusiasmo per la missione.

Ecco è una confidenza che oggi partecipo a tutti voi, anche per un motivo, perché tutti noi, tutti noi siamo chiamati a passare lungo tempo davanti a Gesù nell’Eucaristia, perché per tutti noi l’Eucaristia è la più mirabile, la più grande, la più splendida delle opere che Gesù ha compiuto e compie per noi.

Stando davanti all’eucaristia, ogni volta, noi ritroviamo il cuore della fede che è l’incontro d’amore vivo con il Signore e troviamo la bellezza della comunione, di essere parte di un’unica grande famiglia, di un corpo dove siamo un’anima sola e una cosa sola e di ritrovare lì, davanti a Gesù nell’Eucaristia, l’ardore, l’entusiasmo, la gioia della testimonianza del Vangelo e dell’annuncio del Signore risorto.

Oggi, nel giorno in cui noi qui, in cattedrale, non soltanto rappresentiamo la Chiesa, che è nella città di Tortona, ma la Chiesa tutta, che vive a Tortona, desideriamo rivolgerci al Signore così: «Signore Gesù, che sei presente davvero nella Santissima Eucaristia, fa in modo che tutti noi ti amiamo appassionatamente e, ogni giorno, ci ricordiamo di stare tempo prolungato con te e da questo incontro quotidiano con te, aiutaci a non perdere mai di vista il cuore della fede, che è l’incontro di amore con te risorto e vivo, a non smarrire la bellezza e il desiderio di essere sempre insieme, in comunione, camminando, mano nella mano, nel tuo nome.

Aiutaci a non perdere lo slancio, l’entusiasmo, il desiderio di portarti sempre e dovunque, perché questo mondo ha tanto bisogno di te! Che la nostra Chiesa, Signore Gesù, sia una Chiesa che sta davanti a Te, nell’Eucaristia, una Chiesa che a partire da te, nell’Eucaristia, vive la bellezza dell’incontro di amore con Te, la bellezza della comunione nel sentirsi corpo tuo, la bellezza di sentire l’entusiasmo e lo slancio di comunicarti a tutti, quale salvatore di tutti!»

Adesso, questa volta tutti, insieme, come abbiamo iniziato, così concludiamo. Dopo di me, ripetiamo: «Grazie Signore Gesù!».

+ Guido Marini

Vescovo di Tortona

 

Trascrizione da registrazione audio