Omelia – S. Messa nell’Epifania del Signore

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Omelia – S. Messa nell’Epifania del Signore

Messa nell’Epifania del Signore

Tortona. Cattedrale

 

Fin dai tempi del liceo e, avanti negli anni, da seminarista prima, poi da sacerdote, ho sempre avuto il desiderio di trascorrere, durante il tempo del Natale, qualche momento in silenzio davanti al presepio: non semplicemente per osservarlo o per considerarne la bellezza dal punto di vista estetico, ma anche e soprattutto per avere un momento di preghiera di fronte alla rappresentazione della natività di Gesù. E, mentre pregavo davanti al presepio, mi divertivo a entrare dentro i diversi personaggi che lo abitavano, per immaginare non soltanto che cosa questi personaggi stavano vivendo, andando verso la capanna di Betlemme, ma anche per pensare a me e a come stavo vivendo quel tempo, nel quale anch’io, spiritualmente, ero in cammino verso la capanna di Betlemme. Tra i vari personaggi, c’erano sempre anche i Magi. Quest’anno, ricordando le mie soste davanti al presepio, ho di nuovo considerato i Magi e il loro stare davanti a Gesù Bambino e mi è venuta alla mente la preghiera che, oggi, all’inizio della Messa, a nome di tutti voi, ho rivolto al Signore. In quella preghiera abbiamo chiesto di poter, come i Magi, contemplare la bellezza della gloria di Dio.

 

Oggi, solennità dell’Epifania, abbiamo questa grazia e questa gioia di poter contemplare, insieme ai Magi, la bellezza della gloria di Dio. In chi? Nel Bambino di Betlemme. Ci domandiamo, allora: i Magi come hanno visto, contemplato la bellezza della gloria di Dio? Che cosa ha significato per loro contemplare la bellezza della gloria di Dio?

Cerchiamo di rispondere a questa domanda, proprio attraverso la pagina del Vangelo che abbiamo ascoltato, perché in quella pagina si parla di questi tre nobili saggi, provenienti dall’Oriente che arrivano presso il luogo dove è presente il bambino e offrono oro, incenso e mirra. Che cosa vuol dire? Che cosa significano questi tre doni? Se noi li consideriamo attentamente, capiamo come i Magi hanno riconosciuto la bellezza della gloria di Dio, in quel piccolo Bambino Gesù.

Offrono, anzitutto, l’oro. L’oro era il segno della regalità, l’oro si addiceva ai re. I tre nobili dell’Oriente, nel piccolo Bambino Gesù, riconoscono il re, il re della storia, il re del mondo, il re dell’universo, il re della vita di ciascuno di noi. Così contemplano la gloria di Dio in quel bambino: è un re e gli porgono l’oro. In tal modo che cosa affermano? Il desiderio di mettere la loro vita in totale dipendenza da quel Gesù, in cui riconoscono il re della loro vita. Vogliono dipendere da colui che è re.

Gli porgono, poi, un secondo dono che è l’incenso. L’incenso era il segno della divinità. I tre nobili dall’oriente riconoscono, in quel Bambino Gesù, Dio, la sua presenza e, dunque, gli porgono l’incenso, gli fanno omaggio dell’incenso. In questo modo esprimono un desiderio, quello di adorare quel bambino, di adorare Dio.

E, infine, il terzo omaggio, il terzo dono, la mirra, un profumo particolare, che si porgeva a coloro che erano morti. Si profumavano così i corpi dei defunti. In questo modo, i tre nobili dell’Oriente riconoscono che quel Bambino sarà Colui che darà la vita, che patirà, che morirà, che risorgerà. In anticipo riconoscono tutto questo e, allora, riconoscono in quel Bambino non soltanto il re, non soltanto Dio, ma Colui che ama fino a donare tutto sé stesso. In quel terzo dono esprimono il desiderio di amare quel Bambino, di amarlo con tutto il cuore.

 

Noi, oggi, ci avviciniamo al Bambino Gesù, ancora una volta, – l’abbiamo fatto tante volte in questi giorni del Natale – e ci avviciniamo con i doni dei Magi, ma, soprattutto, con il cuore dei Magi. E anche noi ci avviciniamo, porgendo simbolicamente l’oro per dire a Gesù: «Tu sei re e io desidero dipendere da te. Quante volte ho voluto essere autonomo, quante volte ho voluto far da solo, ma in questo modo mi sono, semplicemente, smarrito, ho perso il punto di riferimento fondamentale della vita, mi sono perduto in un labirinto del quale non ho più compreso il significato. Ti porgo l’oro, ti riconosco re e ti chiedo la grazia di saper dipendere da te ogni giorno della vita, perché tu sei la bussola del mio cammino».

Spiritualmente anche noi porgiamo l’incenso e gli diciamo: «Tu sei Dio, Gesù, Dio venuto in mezzo a noi, Dio presente nella nostra vita. Io voglio adorarti. Quante volte Signore ho adorato altro, ho adorato altri e mi sono ritrovato schiavo di altro e di altri, non più libero. Voglio adorare te, perché solo nell’adorazione di te ritrovo la mia libertà, il mio essere figlio, ritrovo, davvero, il senso profondo di ciò che sono».

Davanti a Gesù Bambino porgiamo anche noi, come i Magi, la mirra e gli diciamo: «Io riconosco che tu sei Dio che mi ama, senza tempo, senza fine. Colui che ha dato e continua a dare la vita per me, incondizionatamente. Allora chiedo la grazia di amarti davvero. Tante volte non ti ho amato, tante volte mi sono dimenticato. Ti chiedo la grazia di amarti con tutto il cuore».

 

Ecco che cos’è l’Epifania: stare davanti a Gesù come i Magi e dare a questo Bambino, al Bambino Gesù, l’oro, l’incenso, la mirra, dicendogli: «Tu sei re, io voglio dipendere da te. Tu sei Dio, io voglio adorare solo te. Tu sei l’amore che salva la mia vita, io voglio amarti con tutto il cuore». Sapete dove questi gesti li compiamo abitualmente, nelle nostre giornate, durante l’anno? Nella celebrazione eucaristica, perché non è senza significato, che durante la Messa i nostri luoghi si rivestano di oro, che durante la Messa si usi l’incenso, che durante la Messa si usino i profumi. In ogni celebrazione eucaristica incontriamo Colui che è re, Colui che è Dio, Colui che è l’amore senza fine. E, ogni volta, gli diciamo: «Sì! Voglio dipendere da te. Sì! Voglio adorarti, adorare solo te. Sì! Voglio amarti con tutto il cuore».

Ciò che, dunque, compiamo oggi, insieme ai Magi, possa essere ciò che compiamo ogni volta che partecipiamo alla Messa e in ogni giorno della nostra vita. Allora, avverrà come per i Magi che erano contentissimi – dice il Vangelo – erano felicissimi, erano entusiasti, perché là dove questo Bambino Gesù lo accogliamo come re, come Dio e come amore senza fine, la vita diventa davvero così, felicissima, contentissima, entusiasta. Possa essere davvero così per ciascuno di noi.

Trascrizione da registrazione audio