Omelia – Messa della Domenica di Pasqua

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Omelia – Messa della Domenica di Pasqua

Messa della Domenica di Pasqua
Omelia
Tortona. Cattedrale

Il Signore Gesù è risorto! È veramente risorto! Appena prima del Vangelo, abbiamo ascoltato un canto latino, molto antico, che si chiama “Sequenza”; in questo testo vi è un bellissimo dialogo tra la Maddalena e coloro che hanno appena sentito parlare della risurrezione di Gesù. Questi le chiedono: «Maria, che cosa hai visto sulla via?» E Maria risponde: «La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto… Cristo mia speranza è risorto». Questa è la notizia sconvolgente e straordinaria che, ancora una volta, oggi, sentiamo risuonare per noi: il Signore è veramente risorto!

 

La pagina del Vangelo, però, dice qualcosa che ci interpella, perché gli apostoli sono i primi a faticare. Gli apostoli, infatti, “non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti”. Questa parola ci interpella: non apparteniamo, forse, anche noi, almeno un po’, a coloro che fanno fatica a capire, fino in fondo, la bellezza di questa notizia?

Un antico autore, dei primi secoli del cristianesimo, scriveva così: “Forse, non c’è un peccato più grande di questo, rimanere insensibili e indifferenti alla risurrezione di Gesù”. Non sarà, forse, che anche noi, qualche volta, rimaniamo indifferenti e insensibili alla risurrezione di Gesù? Abbiamo talmente fatto l’abitudine a questa straordinaria notizia che, quasi, non ci tocca, non ci graffia, non lascia un segno potente nel nostro cuore e nella nostra vita.

Il cardinale Giacomo Biffi, che fu arcivescovo a Bologna per tanti anni, nelle sue memorie ricorda un episodio che gli capitò un giorno, mentre incontrava in una parrocchia alcuni catechisti. Per loro aveva tenuto una catechesi di formazione, proprio sulla risurrezione di Gesù. Quando ebbe terminato di parlare, una signora, una catechista, lo avvicinò e gli disse: «Eminenza, lei ha detto che Gesù è risorto, cioè è uscito dal sepolcro con il suo proprio corpo, ha camminato da risorto su questa nostra terra. Lei ha detto che Gesù, poi, ha incontrato gli apostoli, ha parlato e ha mangiato con loro. Ha detto proprio questo? È proprio vero?» Il cardinale rimase un po’ sorpreso, dal momento che la signora era una catechista. Poi le rispose: «Sì, sì, certo signora». La signora, quindi, disse: «Ma, allora, cambia tutto! Devo andare a dirlo subito a mio marito!»

Allora cambia tutto! Aveva fatto fatica a capire, forse come gli apostoli e i discepoli, forse come noi, ma in quel momento aveva finalmente capito: «Ma, allora, se è così cambia tutto nella mia vita. Devo andare a dirlo a casa; c’è davvero qualcosa di straordinariamente nuovo che appare nella vita, nella storia e che cambia veramente tutto! Tutto!» Come sarebbe bello se, oggi, anche noi, come quella signora, potessimo dire: «Ma allora cambia tutto! Cambia tutto!». Potessimo dirlo con quello stupore, con quella meraviglia, con quella gioia del cuore che è risuonata nei tanti “Alleluia” che abbiamo cantato fino adesso nella celebrazione. Cambia tutto, perché Lui è risorto! È risorto! È vivo! Ha sconfitto la morte e il peccato. Ormai si è aperta una via nuova.

 

Vi confido che, al mattino, mi piace molto aprire le finestre, quando è necessario anche le persiane. E in questo periodo di primavera, con le belle giornate, mi è particolarmente gradito compiere questo gesto, perché è come se nell’oscurità della casa e della notte, a un certo punto, attraverso la finestra, la persiana aperta, entrasse la luce del giorno, l’azzurro del cielo, la freschezza di una vita che si rinnova. In questi giorni, per me, aprire finestre e persiane ha significato, in qualche modo, incontrare un simbolo. Se il Signore è risorto, l’oscurità della notte non c’è più, la tenebra della stanza non illuminata, non c’è più. Ormai, c’è la luce nuova di un giorno senza fine, c’è un azzurro del cielo che colora e rischiara ogni istante della vita, c’è un’aria di freschezza che rende tutto nuovo.

E com’è anche bello, in questi giorni, ammirare i germogli nuovi che crescono sulle piante. Non è, forse, anche questo un segno, un simbolo di ciò che nella fede viviamo proprio in questi giorni, viviamo proprio oggi? Il Signore è veramente risorto; e, allora, cambia tutto! Tutto!

 

Se questo è vero – come è vero – quali conseguenze ha per la nostra vita? Ricordo quattro testimonianze che, in questo momento, sono per noi come una lama affilata che penetra nel nostro intimo, mettendoci in questione.

Iniziamo da un romanziere francese molto noto, George Bernanos. In una sua pagina annota, rivolgendosi ai cristiani, lui stesso cristiano: “Ma sentite un po’, dove mai avete messo la vostra gioia? Dove nascondete la vostra gioia? Che ne è della vostra faccia pasquale?” La sentiamo una lama che ci penetra dentro? Penetra dentro di noi che, pur con la fede nel Signore risorto, la gioia non la esprimiamo con i nostri volti, non la si ascolta nelle nostre parole, non la si vede nel nostro modo di vivere, non la si tocca.

Ignazio Silone, letterato italiano, non cristiano e non credente, scrisse così, rivolgendosi ai cristiani: “Io non riesco a far parte della vostra famiglia. Perché? Perché voi siete come gente che attende la vita nuova della risurrezione con la stessa noia con cui si attende un tram lungo la strada!”. Non è questa una lama affilata che, oggi, penetra nel nostro cuore e ci interpella? Come la attendiamo la notizia della risurrezione di Cristo? Con la noia di chi attende un tram lungo la strada?

Bruce Marshall, uno scrittore inglese, anche lui cristiano come Bernanos, scrive: “Una Chiesa che non sa ridere è una Chiesa che crede poco alla risurrezione”.

E, infine, il famoso filosofo Friedrich Nietzsche, rivolgendosi ai cristiani, scrive: “Io non vedo in voi occhi luminosi, gioiosi che portano in sé il riflesso di una notizia che cambia la vita e il mondo: Cristo è risorto”.

Quattro lame affilate che ci penetrano nel cuore e che ci interpellano, oggi, in un modo particolare. Qualcuno ha detto: «Nel Nuovo Testamento c’è un unico grande peccato, quello di non essere lieti, cioè gioiosi, felici». Fratelli, sorelle, amici lo sappiamo che questo è il nostro grande peccato? Di non essere felici a motivo del fatto che Gesù è risorto ed è vivo? Perché dal momento che è così, Egli è risorto, la gioia non può abbandonarci più e mai. Non ci abbandona nella fatica e nella sofferenza, perché Lui è risorto e vivo; non ci abbandona nel dolore, nella prova, perché Lui è risorto e vivo; non ci abbandona nelle esperienze del male, perché Lui è risorto e vivo e ci perdona; non ci abbandona nell’esperienza della morte, perché Lui è risorto e vivo e con Lui vinciamo, siamo vincitori sulla morte. Non ci abbandona mai, anche nei momenti, nei passaggi, più drammatici, tragici della vita, perché Lui è risorto e vivo e tutto è cambiato. Ci accompagna, anche, nelle tante belle esperienze della gioia umana, perché ogni gioia umana buona, dal momento che Lui è risorto e vivo, diventa molto più grande e molto più bella.

A riguardo, ricordo ancora ciò che disse una volta sempre il cardinal Biffi, arcivescovo di Bologna, quando, rispondendo a una domanda, si espresse simpaticamente così: «Beh, dal momento che il Signore è risorto, i tortellini, oggi, il giorno di Pasqua, li mangio con gusto maggiore». Sì, perché le gioie umane, dal momento che il Signore è risorto e vivo, diventano molto più gustose e più belle. E, allora, noi, oggi, che mangeremo la colomba, la possiamo mangiare con gusto più grande, perché Gesù è risorto e vivo; e, oggi, che ci ritroveremo insieme in famiglia, potremo vivere una gioia ancora più grande, perché Gesù è risorto e vivo.

 

Un miscredente disse un giorno al proprio parroco, di cui era amico: «Sai, quando io sono in mezzo a voi, ricevo tanta consolazione quando vi vedo tristi, perché vedendovi tristi dico: “Ho ragione io, il Signore non esiste, non è risorto non è vivo”. E, invece, mi preoccupo quando vi vedo contenti, perché questo è un segno della verità della fede e che il Signore c’è, è con noi e ci ha salvato».

Un monaco russo, del IX secolo, era solito salutare così coloro che lo andavano a trovare. Andava loro incontro di fretta, quasi correndo, con il sorriso sulle labbra, e diceva: «Gioia mia, Cristo è risorto!». Sarebbe bello se, oggi, il nostro saluto reciproco fosse questo: «Gioia mia, il Signore è risorto! Gioia mia, il Signore è vivo! Gioia mia, il Signore Gesù è risorto e vivo ed è cambiato tutto!».

Buona Pasqua!

Trascrizione