Omelia – Solennità di san Marziano e apertura della Visita pastorale

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Omelia – Solennità di san Marziano e apertura della Visita pastorale

S. Messa per la solennità di san Marziano e per l’apertura della Visita pastorale
Omelia
Tortona. Cattedrale

Quest’oggi, con la preghiera della Chiesa, abbiamo ricordato che, in virtù di san Marziano, la mirabile luce del Vangelo è arrivata a noi. La mirabile luce del Vangelo! Come è bella questa parola! Perché? Di che cosa ci parla? Ci parla della splendida notizia, che cambia tutto nella nostra vita e nella vita del mondo. La notizia per la quale Dio si presenta a noi, in Gesù, come Colui che è bontà infinita, amore senza fine, donazione incondizionata per noi, per ciascuno di noi, misericordia che salva e che redime, porto sicuro nel quale il cuore trova la pace che, altrimenti, non può trovare in nessun modo.

Ecco la mirabile luce del Vangelo, che su questa nostra amata terra di Tortona è risuonata fin dagli albori del cristianesimo. Come è bello poter far memoria di questo! Qui, a cavallo tra il primo e il secondo secolo dopo Cristo, la luce mirabile del Vangelo ha toccato terra, ha preso forma. È risuonata, in tutta la sua bellezza e tutto il suo splendore, la notizia della bontà di Dio infinita, della salvezza di un Dio che non vuole altro che il nostro autentico bene in Gesù Cristo. È anche per questo che tante, tante volte, insieme, abbiamo ripetuto con sant’Ignazio di Antiochia “nulla è meglio di Gesù”.

Nulla è meglio di quella luce mirabile del Vangelo che è giunta a noi attraverso san Marziano. Ne siamo convinti? La luce mirabile del Vangelo: nulla è meglio di questa luce mirabile. Gesù Cristo nostro Salvatore: nulla è meglio di Lui. Dio che mostra il suo amore senza limiti per noi: nulla è meglio di questo. Ne siamo convinti?

Quando entro in cattedrale e mi fermo davanti all’urna che accoglie le reliquie di san Marziano, sosto in preghiera, con una profonda gratitudine nel cuore, perché dico: «San Marziano se, oggi, qui, in mezzo a noi, ancora risuona la luce mirabile del Vangelo, è grazie a te! Oggi, se io sono qui, vescovo di una Chiesa che da 2000 anni ha la gioia di sentire risuonare il nome di Gesù Cristo, salvatore del mondo, è grazie a te! Se, oggi, ancora, la fede brilla sul cammino della nostra terra, come luce che illumina tutto e rischiara la vita, è grazie a te!».

Oggi, tutti noi ci fermiamo davanti a San Marziano e, dentro il nostro cuore, ripetiamo la preghiera della Chiesa e diciamo: la luce mirabile del Vangelo, Dio in Gesù innamorato dell’uomo, è risuonata qui già da 2000 anni, grazie a te, nostro santo Patrono!

 

Prima ancora di entrare in Diocesi, nel primo Messaggio che ebbi modo di inviare nel giorno della mia nomina ufficiale a Vescovo della Chiesa di Tortona, scrivevo così: “Non avrò mai altro da dirvi, non avrò mai altro da darvi, se non Gesù Cristo”. Sono parole che desidero ripetere oggi, nella festa di san Marziano. Non ho altro da dirvi, non ho altro da darvi, se non la luce mirabile del Vangelo, perché sono certo – come siamo certi tutti noi – che lì c’è tutto! Tutto! Tutto per la nostra vita!

Quelle stesse parole le ribadisco e vorrei gridarle di nuovo ora, all’inizio della Visita pastorale alla Chiesa di Tortona, perché, in questa Visita, non avrò altro da dire, non avrò altro da dare, se non la luce mirabile del Vangelo, se non l’annuncio della notizia, splendida e gioiosa, di Dio in Gesù, innamorato di noi, vero e unico salvatore della vita e della storia.

San Giovanni, l’evangelista, ormai avanti negli anni, quando visitava le diverse comunità cristiane, continuava a ripetere: «Dio è amore, Dio è amore, Dio è amore!». Dopo qualche tempo, alcuni si rivolsero a Giovanni, pensando che, forse, ormai anziano, facesse fatica a ricordare altre parole del Signore, e gli dissero: «Giovanni, ormai abbiamo capito! Non hai qualche cosa d’altro da dirci?» E Giovanni rispondeva: «No! Non ho altro da dirvi se non questo, che Dio è amore». Perché Gesù ci ha portato quest’unica notizia, che salva la vita e il mondo, che Dio è buono, che Dio è amore, che Dio è il nostro salvatore, nella sua bontà infinita e nel suo amore senza limiti.

Mi fa un po’ sorridere vedere l’umanità “ubriacarsi”, nelle diverse epoche della storia, per le novità che riesce a realizzare e a cui si affida, quasi avesse scoperto il segreto di una salvezza tanto agognata. In realtà non c’è nessuna vera novità nella storia del mondo, se non la luce mirabile del Vangelo, perché questa è l’unica notizia, sempre nuova, sempre capace di intercettare ciò che sta nel cuore dell’uomo, come attesa, come speranza, come desiderio, come anelito. Ogni altra novità, diventa subito vecchia e non salva niente e nessuno, ma la novità della luce mirabile del Vangelo, che è Gesù Cristo – l’amore eterno, infinito di Dio per noi, che salva la vita – questa rimane sempre, per sempre. Ed è per questo che Gesù e la sua Chiesa non sono mai vecchi e fuori moda, ma sono sempre giovani e attualissimi, perché sempre nuovi della novità di Dio, salvatore e innamorato dell’umanità e di ciascuno di noi.          Questo andrò a ripetere e a gridare per la Diocesi: la bontà di Dio, l’amore di Dio, l’unica vera novità per la quale vale la pena vivere e morire.

 

Questo amore e questa bontà non possono che riflettersi luminosi nell’esistenza quotidiana delle nostre comunità cristiane, delle nostre parrocchie, della vita di noi cristiani, dei nostri gruppi ecclesiali.

Questa mattina, nella riflessione ai sacerdoti e ai diaconi, il predicatore ci ha ricordato che i lupi solitari fanno poca strada. Nessuno può stare da solo, né come singoli, né come comunità, né come gruppi. Siamo fatti per essere e operare insieme. E la Visita pastorale che – come certamente ormai sapete – avrà la caratteristica non di Visita alle singole parrocchie, ma ai Vicariati e alle Comunità pastorali, si prefigge questo: di far capire, sempre più e sempre meglio, che non possiamo camminare da soli, che non possiamo far prevalere l’individualismo, che non possiamo immaginare di essere la Chiesa del Signore, se siamo gli uni senza gli altri. Siamo, invece, un corpo solo, un cuore solo, un’anima sola, mettendo in comune energie, risorse, talenti, gioie, fatiche, speranze! Gesù, come il Vangelo ci ha ricordato, li mandò “due a due” perché fosse ben chiaro che la Chiesa non può che essere il riflesso di quell’amore, di quella bontà di Dio, che si traduce nella comunione, nella carità, nell’essere insieme. Uno! Uno! Uno! Andrò per la Diocesi ribadendo e gridando questa verità.

La bontà e l’amore di Dio, la luce mirabile del Vangelo non può che diventare in noi anche annuncio e testimonianza. Sì, perché il nostro cuore è talmente pieno di quella luce mirabile, che non possiamo fare a meno di dirlo a tutti, di gridarlo a tutti. Ci stanno troppo a cuore i nostri fratelli, le nostre sorelle per non far arrivare a loro la luce mirabile del Vangelo, la bellezza della bontà di Dio che salva, lo splendore dell’amore di Dio che tutto cambia.

Non è possibile che questo rimanga dentro il nostro cuore! Non può che travalicare i confini della nostra vita e raggiungere tutto e tutti. Anche questo ribadirò e ancora griderò per le strade della nostra Diocesi.

 

Mi permetto di prendere a prestito una parola che il Signore Gesù rivolgeva alle folle: «Avete capito tutte queste cose?» Abbiamo capito tutte queste cose? Abbiamo capito che nulla è meglio di Gesù? Nulla è meglio della luce mirabile del Vangelo? Nulla è meglio di Dio che amore e bontà infinita e che questo sarà oggi, domani, durante la Visita, sempre, ciò che caratterizza la presenza, l’opera, la vita di tutti noi e della nostra Chiesa? Avete capito? Abbiamo capito?

Chiediamo allo Spirito Santo che ci aiuti, che metta dentro di noi il gusto, la gioia, l’entusiasmo, l’esultanza, la gratitudine per la luce mirabile del Vangelo, per Gesù Cristo, nostro tutto, per l’amore e la bontà di Dio, che abita in noi.

Che non sia mai, tra di noi e in noi, tristezza, pesantezza, rammarico, nostalgia, malinconia… No! No! No! Che tra noi ci sia sempre quell’entusiasmo, quella gioia, quell’esultanza dello Spirito, a motivo dell’amore di Dio per noi in Gesù. In noi sia l’amore di innamorati che sanno di essere amati. L’amore di innamorati che sanno di essere amati! L’amore di innamorati che sanno di essere amati!

Quando, prima di entrare in Diocesi – ritorno per un momento al mio prima messaggio dell’agosto 2021 – pensavo a ciò che avrei vissuto qui, scrivevo a voi, riferendo parole di sant’Agostino: “In questo momento avverto e sento il timore di essere per voi, ma ho la consolazione di essere con voi. Per voi sono vescovo, con voi sono cristiano”.

Sono parole che ripeto oggi, alla vigilia dell’inizio della Visita pastorale: per voi sono vescovo, con voi sono cristiano. Il primo è motivo di qualche timore, ma il secondo è motivo di grande consolazione. Comunque, sia l’uno sia l’altro – il timore e la consolazione – sono ciò che rende felice la mia vita, perché la mia felicità è essere per voi ed essere con voi e, nella Visita pastorale, questa mia felicità si rinnoverà per voi, con voi: siete la mia gioia nel Signore Gesù, del quale nulla, nulla, nulla è meglio!

Trascrizione