III Domenica di Pasqua
Un breve racconto sostiene la nostra meditazione della prima parte della vicenda dei discepoli di Emmaus, tristi e senza meta. «Un uomo, che si dichiarava non credente, confidava un giorno a un amico sacerdote: “Io non frequento la Chiesa. Ma mi capita a volte, in occasione della morte di qualche conoscente, di dover andare al cimitero. Là ascolto dei sacerdoti o dei pastori. Dicono: ‘Quest’uomo, questa donna risusciteranno!’. Io guardo in giro la gente. Nessuno ha l’aria di trasalire. Non fanno una piega. Eppure so che sono dei credenti. Io che non credo quella follia, mi dico allora che se ci credessi, avrei avuto uno shock terribile. Ma capite? Ci sarebbe di che mettersi a gridare, saltare, rompere con tutto ciò che si faceva prima. Se ci credessi, griderei un hurrà! un evviva! che si ripercuoterebbe fino ai confini della terra”».
Una bella testimonianza, invece, arricchisce la nostra riflessione sulla conclusione della vicenda evangelica, nella quale i due discepoli divengono testimoni gioiosi del Risorto: “Un ateo, dopo un lungo periodo di amicizia con J. Loew e dopo averlo osservato per diversi anni di silenzioso e umile lavoro nel porto di Marsiglia, un giorno disse: Se Dio esiste, certamente assomiglia a te”.
