Omelia – S. Messa nella festa di San Francesco di Sales

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Omelia – S. Messa nella festa di San Francesco di Sales

Omelia – S. Messa nella festa di San Francesco di Sales

Una parola significativa e importante è quella che abbiamo ripetuto come ritornello del Salmo responsoriale: “Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà”. È importante perché ne consegue la domanda: “Che cosa c’è di più decisivo nella nostra vita se non ricercare e fare la volontà di Dio?”. Non c’è nulla di più decisivo, perché Colui che ci ha creato ha una volontà buona sulla nostra vita. E se noi comprendiamo e viviamo la sua volontà, la nostra vita diventa davvero una vita buona. Ecco perché questa parola, che oggi abbiamo ripetuto, dovrebbe costituire il criterio ispiratore di ogni nostra giornata: «Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà. Ecco, questa tua volontà la cerco con interesse e desiderio, desidero viverla e praticarla fedelmente». Ogni giorno dovremmo svegliarci portando nel cuore e sulle labbra l’invocazione che oggi abbiamo ripetuto: «Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà».

Ci domandiamo ora: qual è la volontà di Dio? Questa volontà è chiara, perché Gesù è la volontà di Dio per la nostra vita, perché Gesù è la parola eterna che è risuonata in mezzo a noi. Nell’ascolto di questa parola eterna, che risuona in mezzo a noi, conosciamo la volontà di Dio sulla nostra vita.

Come ci ha ricordato, con parole bellissime, il Concilio Vaticano II, in Gesù si svela il mistero dell’uomo e l’uomo impara a conoscere sé stesso, a decifrare quell’enigma dell’esistenza che altrimenti rimane indecifrabile. Siamo chiamati, pertanto, a rivolgerci a questa parola eterna che è il Verbo fatto carne, che è la volontà buona di Dio su di noi, che è la luce vera di Dio su di noi e sulla nostra vita.

 

Che cosa comunica la parola eterna che è Gesù Cristo? Ci comunica verità e amore. Perché la volontà di Dio sulla nostra vita è verità e amore. Siamo chiamati a vivere nella verità, non nella menzogna; siamo chiamati a vivere nella verità e nella sua luce, non nella oscurità e nella tenebra di ciò che non è vero. Insieme alla verità, la parola eterna di Dio ci rivela che il senso di tutto è l’amore e che la verità più profonda della nostra vita e del cammino della storia è l’amore. L’amore non l’egoismo, l’amore non la ricerca di sé, l’amore non il rimanere ripiegati su di sé: l’amore, il dono, l’offerta della vita. Verità e amore ci comunicano in Gesù Cristo la volontà di Dio sulla nostra esistenza, e questa volontà buona indica la strada della vita buona.

Lo scopriamo nella nostra esistenza personale, perché tocchiamo con mano che una vita non illuminata dalla verità e dall’amore, che non ricerca ogni giorno verità e amore, che non si ispira quotidianamente alla verità e all’amore non può essere una vita buona. Mai!

Ma verità e amore, che sono la volontà buona di Dio per la nostra vita personale, sono anche la volontà buona di Dio per il nostro impegno nel mondo, per il nostro lavoro quotidiano.

 

Oggi, in questa giornata in cui celebriamo san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e degli operatori della comunicazione sociale, non possiamo non interrogarci: il nostro lavoro quotidiano, la nostra professione in quale misura sono buoni, corrispondono al bene?

Vi corrispondono se rimangono dentro la verità e l’amore. Non ci può essere professione, compresa quella della comunicazione sociale, che rimanga fuori dalla verità e dall’amore: pena una professione che non fa bene, una professione che non edifica, una professione che non promuove il bene autentico dell’uomo e della nostra società. È importante che non perdiamo di vista questo binomio: verità e amore. Colui che nella propria professione di giornalista e di operatore della comunicazione sociale fa della parola il centro del proprio lavoro quotidiano non può dimenticare che la parola dovrà essere sempre parola di verità e non di menzogna, parola di amore e non di odio: parola di verità e di amore.

 

Ci è stato ricordato, nel Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali del Santo Padre, che la verità è sempre nella carità e che la carità è sempre nelle verità; non c’è verità senza carità e non c’è carità senza verità.

Nella nostra vita personale, nella nostra vita professionale manteniamo la memoria viva di questo binomio fondamentale di verità e amore. Verità nell’amore e amore nella verità significa realizzare una vita buona per noi; ma significa realizzare anche una professione buona e capace di edificare i singoli e le comunità.

Domandiamo questa grazia, per la nostra vita e la nostra professione, ricordando quanto san Francesco di Sales scriveva di sé: “Se sbaglio, preferisco sbagliare piuttosto per troppa bontà che non per troppo rigore”.

Non dimentichiamo queste parole importanti, perché nella nostra vita personale, come nella nostra professione, davvero è meglio sbagliare per troppa bontà piuttosto che per troppo rigore. Nella nostra vita personale, nella nostra vita professionale c’è sempre una storia che non è possibile conoscere fino in fondo, ed è quella dell’intimità del cuore dell’uomo. Questa intimità, così preziosa, così decisiva, ci chiede, se sbagliamo, di sbagliare non per troppo rigore, ma per troppa bontà.

 

Sia tutto questo a illuminare il nostro cammino personale e il nostro cammino professionale. Lo affidiamo all’intercessione di san Francesco di Sales. A lui chiediamo di accompagnarci nella gioia di ritrovarci insieme, di pregare insieme e di affidare al Signore la nostra vita, il nostro impegno quotidiano, la professione di giornalisti e di operatori della comunicazione sociale. Senza dimenticare – è importante – tutti coloro che ogni giorno in diverso modo raggiungiamo e che sono presenti nella nostra vita: chiediamo al Signore di essere per loro strumento autentico, sempre, di verità e di amore, di verità nella carità e di carità nella verità.