Omelia – Solennità dell’Immacolata Concezione

Home / In Evidenza / Omelia – Solennità dell’Immacolata Concezione

Omelia – Solennità dell’Immacolata Concezione

S. Messa nella solennità dell’Immacolata Concezione
Tortona, Cattedrale.

Abbiamo riascoltato la conclusione di una pagina del Vangelo che conosciamo molto bene, la pagina nella quale l’evangelista Luca racconta il momento dell’annunciazione a Maria. Alle parole angeliche, la Madonna risponde così: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. Sono parole che non riascoltiamo e non meditiamo mai abbastanza, tanto sono belle, importanti e decisive per la storia del mondo, importanti e decisive per la nostra storia personale.

“Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. Uno scrittore cristiano antico, Origene, commenta queste parole usando un’immagine suggestiva: “La Madonna è stata come una tavoletta di cera, sulla quale Dio ha potuto scrivere con libertà”.

A quel tempo si scriveva sulle tavolette di cera. Oggi potremmo trasformare così l’immagine di Origene: “La Madonna è stata come una pagina bianca, sulla quale il Signore ha potuto scrivere in libertà”. Che cosa? Un capolavoro, perché la Madonna è un capolavoro straordinario della fantasia di Dio; ciò che sembra impossibile agli uomini – abbiamo ascoltato anche questo nella pagina dell’annunciazione – è possibile a Dio.

Una creatura così, davvero splendida, meravigliosa, è uscita dalla fantasia dell’amore di Dio, perché nulla a Lui è impossibile. Proprio perché la Madonna è stata una pagina bianca, disponibile alla penna di Dio, è diventata un capolavoro del Suo amore. Noi, oggi, guardando all’Immacolata, guardiamo a questo capolavoro, uscito dalla penna di Dio, dal momento che, con la forza della grazia, la Madonna ha detto: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. Ella ha mostrato la propria vita come una pagina bianca, lasciando che il Signore, liberamente, potesse scrivere una storia splendida e realizzare un sublime capolavoro.

Anche per questo, quando guardiamo la Madonna, guardiamo – se così ci si può esprimere – la creatura che sta all’inizio della storia e la creatura che sta alla fine della storia. In che senso? Sta all’inizio, perché nell’Immacolata possiamo contemplare ciò che eravamo prima del peccato e ciò che saremmo stati, se non fossimo caduti nel peccato. Nella Madonna, però, contempliamo anche la creatura della fine, ciò che noi saremo al termine del nostro pellegrinaggio terreno e quando entreremo nella gloria di Dio. Come è bello, oggi, guardare a Maria, pensando: “Ecco, lei è la creatura dell’inizio: quale nostalgia nel mio cuore! Lei è la creatura della fine: quale desiderio nel mio cuore!”. Davvero, Maria è uno straordinario capolavoro uscito dalla penna di Dio, perché Lei si è presentata a Lui come una pagina bianca, lasciandosi scrivere.

Ed è proprio qui, che siamo più direttamente interpellati. Oggi, infatti, ci domandiamo: possiamo anche noi presentarci al Signore come pagina bianca, perché Lui possa scrivere un capolavoro? Sì, anche noi, come la Madonna, possiamo presentarci così al Signore. Ed è quello che desideriamo, perché guardando la Madonna non possiamo non avvertire nel cuore un desiderio crescente di stare, anche noi, davanti a Dio come una pagina bianca, perché Lui possa scrivere, nella nostra vita, il suo capolavoro. Anche noi, oggi, vogliamo come la Madonna dire al Signore nella nostra preghiera: “Ecco, sono la serva tua, sono il tuo servo: avvenga per me secondo la tua parola. Realizza quel capolavoro che tu desideri diventi la mia storia. Sono una pagina bianca nelle tue mani”.

In virtù di questo desiderio, rimaniamo in ascolto di almeno tre parole che sono risuonate oggi, perché queste parole il Signore le possa incidere sulla pagina bianca che è la nostra vita.

La prima parola l’abbiamo ascoltata nella pagina della Genesi, quella pagina che ci racconta il dramma del peccato delle origini. Consumato il peccato, Dio incontra l’uomo e gli dice: «Che hai fatto?», e gli domanda anche: «Dove sei?». Queste due parole, splendide nella loro brevità, dicono il dramma del peccato dell’uomo: «Che hai fatto?» e «Dove sei?». Il peccato è un vero dramma perché ha reso l’uomo sconosciuto a sé stesso, nemico di sé stesso; perché il peccato ha rotto la relazione di amore con Dio, ha rotto la relazione di fraternità fra gli uomini, ha rotto l’alleanza tra l’uomo e la creazione.

Lasciamo che questa parola – «Che hai fatto?», «Dove sei?» – si incida sulla nostra pagina bianca, rimanga scritta lì e divenga per noi un invito quotidiano, costante nel quale sentiamo ripetere: «No! Il peccato, no! No! Il male, no! Lotta contro il peccato, lotta sempre con il male, non scendere a compromesso con ciò che rovina la tua vita. Lotta! Non allontanarti da Dio, stagli vicino, non rompere la relazione con Lui! Rendila sempre più significativa e profonda. E se ti capitasse di cadere, a motivo della tua debolezza, ritorna, confessa la tua colpa, sperimenta la misericordia, non rimanere in quel fango che è il peccato in ogni sua forma.

Ecco la prima parola, che desideriamo rimanga scritta nella pagina bianca della nostra vita. «Che hai fatto?», «Dove sei?»: che ogni volta nella quale il peccato si affaccia alle porte della nostra esistenza, questa parola possa risuonare come invito potente, forte che ci strappa dalle mani del peccato e ci fa sentire l’esigenza di tornare sempre a Dio, la fonte di ogni bene. Davvero, allora, come spesso dicevano i santi, nel nostro cuore risuoni la supplica: “Piuttosto la morte, ma non il peccato”. Perché è il peccato la vera morte della vita. Il peccato è la vera morte della vita!

La seconda parola. L’apostolo Paolo scrive un inno bellissimo. È come se in questo inno Paolo aprisse il suo cuore, facendo fuoriuscire tutto quello che vi ha dentro quanto a gratitudine, gioia, meraviglia a motivo di Dio e del suo disegno di amore.

Ed ecco l’inizio dell’inno: “Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo”. È bellissimo, perché l’apostolo guarda la storia e, soprattutto, la propria vita, e non può fare a meno di proclamare ad alta voce e nel canto la bellezza di Dio, la bontà di Dio, l’amore di Dio. Guarda verso l’alto e dice: “Benedetto Dio, che in Gesù Cristo mi ha dato tutto. Tutto! Non posso fare a meno di proclamarlo e di cantarlo con la voce e con la vita”.

Ecco la seconda parola che desideriamo rimanga scritta nella pagina bianca della nostra vita. In Gesù Cristo noi abbiamo tutto. Perché noi, cercatori di verità, in Lui abbiamo la pienezza della verità; perché noi cercatori di libertà, in Lui abbiamo la pienezza della libertà; noi cercatori dell’amore in Lui abbiamo la pienezza dell’amore; noi cercatori di pace, in Lui abbiamo la pienezza della pace; noi cercatori di gioia in Lui abbiamo la pienezza della gioia; noi cercatori di vita, in Lui abbiamo la pienezza della vita; noi smarriti, in Lui siamo salvati; noi perduti, in Lui siamo redenti. Noi in Lui abbiamo tutto perché Cristo è tutto per noi e nulla è meglio di Gesù Cristo. Per questo diciamo con le parole e cantando con il cuore: “Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti, con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo”. Che anche questa seconda parola rimanga scritta nella pagina bianca della nostra vita.

E, poi, la terza parola che abbiamo ascoltato nella pagina del Vangelo. È la parola che l’angelo rivolge alla Madonna, dicendole: «Non temere, il Signore è con te.».

Quanto è importante questa parola! È importante che la riascoltiamo, che la custodiamo nel cuore, che l’assimiliamo. Perché? Perché noi abbiamo paura di Dio. Dal momento in cui siamo caduti, agli inizi, ci portiamo dentro il cuore il timore di Dio. Pensiamo che la sua presenza ci possa depauperare di qualche cosa, che la sua parola ci possa togliere qualche cosa, che la sua volontà sia un no detto a ciò che cerchiamo nella vita, che aprirgli il cuore di più significhi contrarre il cuore e non sperimentare quella gioia che noi cerchiamo, che spalancargli le porte dell’esistenza possa significare un meno.

Invece: “Non temere! Il Signore è con te”. Quando gli apri le porte del cuore, il cuore ha un di più; quando gli apri le porte della vita, la vita ha un di più; quando gli apri le porte di ciò che sei, tu hai un di più. Perché Lui è l’alleato vero e l’amore senza fine che è tutto e solo per te. Per te. Per te! “Non temere, il Signore è con te”.

Fermiamoci e riflettiamo su quali stanze della nostra casa, cioè quali ambiti della nostra esistenza, ancora sono chiusi alla presenza e all’opera del Signore: per paura, per il timore che, aprendo quelle porte, possa entrare chi ci toglie qualche cosa. “Non temere, il Signore è con te”: aprigli tutto e questa casa che è la vita, davvero, risplenderà di una bellezza che nemmeno puoi immaginare e sperare.

Ecco la terza parola che desideriamo rimanga scritta sulla pagina bianca della vita. “Non temere. Il Signore è con te”.

 

Oggi, dunque, ci fermiamo davanti all’Immacolata, guardiamo a Lei e a quella pagina bianca sulla quale ha lasciato che il Signore, liberamente, scrivesse, dando forma a uno straordinario capolavoro. Prendiamo in mano la vita, e con l’Immacolata, ci presentiamo al Signore come una pagina bianca dicendogli: “Ecco, come Maria, avvenga per me secondo la tua parola. Realizza in me, ti supplico, quel capolavoro di cui tu solo sei capace. Fa’ che la mia vita sia un capolavoro; questa mia vita che io ti consegno come una pagina bianca, perché Tu, con libertà, possa scriverci le tue  meraviglie”.

Trascrizione da registrazione audio